Ti è mai capitato di spiegare con calma a un bambino perché non si fa così, mentre lui piange, urla o si butta per terra, e di vederlo andare avanti come se non avessi detto niente? A quel punto la tentazione è di ripetere più forte, o di pensare che lo faccia apposta.
Ecco, l’errore è proprio questo: cercare di spiegare nel momento in cui lui non può ascoltare. 🤔
Quasi sempre, infatti, non lo fa apposta. Quando un’emozione è molto forte, il corpo si mette in allerta: il cuore accelera, i muscoli si tendono, il respiro cambia. 💓 In quel momento la parte di noi che serve per ragionare e ascoltare fa molta più fatica a funzionare.
È come cercare di spiegare qualcosa a una persona che in quel momento ha le cuffie con la musica a tutto volume: tu parli, ma lei sente solo la musica. 🎧
Pensa a un bambino che ha appena visto crollare la torre di cubi che stava costruendo da mezz’ora. 🧱 Gli dici “ci sono cose più importanti, non serve arrabbiarsi”. Per lui, in quel momento, non c’è niente di più importante di quella torre, e le tue parole gli arrivano come un rimprovero, non come un aiuto.
Per questo l’ordine delle cose conta molto. Spesso funziona meglio dividere il lavoro in 3 tempi.
🌿 Prima, nei momenti tranquilli, si dà un nome a quello che si prova. Rabbia, paura, delusione, vergogna. Un bambino che ha già incontrato quelle parole, magari dentro una storia letta con calma, spesso ci arriva più in fretta anche quando è in difficoltà.
🤝 Durante, si parla poco. Una frase corta, un tono basso, qualcosa che dica “ti sono vicino”. Le spiegazioni possono aspettare.
💬 Dopo, quando il respiro è tornato normale, si riprende il filo con le stesse parole di prima. Si racconta in breve quello che è successo: “La torre è caduta e ti sei arrabbiato tanto.” Poi si fa una domanda piccola e concreta: “Cosa ti ha aiutato un po’?”. Non serve trovare subito una soluzione. Spesso basta che il bambino senta che quel momento difficile ha un nome, che è passato e che può essere raccontato.
Non è una regola per tutti i bambini e non funziona sempre al primo tentativo. A volte servono settimane di ripetizione prima che qualcosa cambi, soprattutto nel primo periodo. Ma ho visto spesso che quando si smette di chiedere ascolto a chi in quel momento non può darlo, anche gli adulti si sentono meno esausti. 🌱
Ho scritto una raccolta di "Storie Sociali sulla Gestione delle Emozioni", pensata proprio per questi momenti tranquilli in cui un bambino può incontrare le emozioni e imparare a riconoscerle. 📚 La trovi sul mio profilo Eduki. Luigi
Se ti piace un articolo sul blog, clicca sul cuore. Ci aiuterai a capire quali sono gli articoli che preferisci leggere.