Da quale storia sociale si comincia?

Quando qualcuno mi scrive per la prima volta, la domanda non è quasi mai "cosa sono le storie sociali?". È questa: "ma da dove comincio?".

È una domanda più difficile di quanto sembri, perché chi la fa ha di solito davanti un bambino con più di una difficoltà insieme, e poco tempo per capire quale affrontare per prima.

Non esiste un ordine valido per tutti. Ma dopo anni passati a scriverle e a vederle funzionare o non funzionare, un ordine che regge quasi sempre l'ho trovato, e in questi anni non l'ho più cambiato.

Si comincia dalle emozioni. Non dal comportamento che dà più problemi adesso. Dalle emozioni.

Un bambino travolto da quello che sente non riesce ad ascoltare nessuna regola, per quanto gliela spieghiamo bene. Prima deve poter dare un nome a quello che prova: questa è rabbia, questa è paura, questa cosa che sento adesso passerà.

Quando quel nome c'è, tutto il resto diventa più semplice. Quando non c'è, ogni regola arriva in un momento in cui il bambino non è in grado di riceverla.


Poi gli altri bambini.

Riconoscere quello che si prova serve anche per accorgersi e comprendere quello che provano gli altri. Aspettare il proprio turno, accettare un no, capire quando un compagno vuole giocare e quando preferisce stare da solo.

Poi la classe.

Alzare la mano prima di parlare, chiedere una cosa in prestito invece di prenderla, parlare a bassa voce quando intorno c'è chi studia.

Queste regole a scuola vengono spiegate di continuo, eppure restano difficili, e il motivo è quasi sempre che i due passaggi precedenti non ci sono ancora.

Poi l'autonomia.

Vestirsi, preparare lo zaino, controllare di avere tutto prima di uscire.

L'autonomia arriva volentieri quando il bambino ha già imparato a stare nei contesti: serve a fargli fare da solo quello che prima faceva accompagnato.

Per ultima la sicurezza.

Dire di no a una richiesta che mette a disagio, i confini con chi non si conosce, attraversare la strada.

Vengono per ultime non perché contino meno, ma perché sono le più astratte: chiedono di immaginare una conseguenza che non è ancora successa, e questo è possibile solo quando i passaggi prima sono solidi.

Come si propone una storia.

Una alla volta, e riletta più volte nella stessa settimana. La ripetizione non annoia: è quello che la rende familiare.In un momento tranquillo, mai subito dopo la crisi.

Durante, il bambino non è in ascolto, e la storia rischia di suonare come un rimprovero. E se si irrigidisce, si lascia lì e si riprende più avanti. Una storia rifiutata oggi spesso funziona bene tra due settimane.

Un'ultima cosa.

Se in questo momento c'è una difficoltà che pesa più di tutte le altre, parti da quella. L'ordine serve quando non sai da dove cominciare, non quando lo sai già.

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