Ho insegnato all'università, non alla primaria. Ma da cinque anni sto dall'altra parte: quella del genitore che alle sette di sera apre il quaderno con la bambina.
Sono due punti di osservazione diversi sullo stesso problema, e tutti e due mi hanno portato alla stessa conclusione.
Dalla parte della cattedra: giri venticinque fotocopie della stessa scheda e al terzo banco qualcuno ha già capito che il compagno davanti ha gli stessi numeri. O fai due versioni a mano, o accetti che metà classe copi.
Dalla parte del tavolo di cucina: cerchi «esercizi di divisioni classe quarta», trovi dieci schede identiche, senza soluzioni, e non sai nemmeno se hai corretto bene tu.
Per questo le mie schede non le scrivo una per una: le genero. Quando preparo dieci schede di addizioni in colonna per la seconda, il programma pesca ogni operazione singolarmente, controlla che non sia già uscita e la mette in pagina. Dieci schede, zero esercizi in comune.
In pratica:
· Una scheda diversa per fila, e il problema del copiare sparisce.
· Una a settimana per dieci settimane, senza che nessuno la riconosca.
· Una scheda di recupero a marzo che non è la stessa di ottobre.
· A casa, un esercizio nuovo ogni sera senza ricomprare niente.
Il fascicolo delle soluzioni c'è sempre, separato: la maestra corregge in un minuto, il genitore non spiega la cosa sbagliata, e il bambino può autocorreggersi.
Se ti serve un argomento che nel catalogo non c'è, scrivimelo: il più delle volte riesco a prepararlo.
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