Sappiamo bene che un alunno stressato, ansioso o che non riconosce le proprie emozioni fatica a memorizzare le tabelline, ricordare una poesia o a comprendere un testo in lingua. Come psicologa, sostengo ampiamente che il benessere emotivo sia il prerequisito primario per l'apprendimento e il successo scolastico.
Insegnare ai bambini a dare un nome a ciò che provano (rabbia, tristezza, gioia, sorpresa) non è "tempo tolto" alle materie curricolari, ma un investimento sulla loro capacità di concentrazione e sul raggiungimento di un clima sereno all'interno del gruppo classe. Un bambino che sa dire "sono triste perché non capisco" o "sono spaventato per l'interrogazione" è un bambino che non disturberà la lezione per attirare l'attenzione dell'insegnante, al contrario, riuscirà ad affrontare meglio la routine scolastica.
Inserire brevi routine di monitoraggio del benessere emotivo permette di:
Prevenire il disagio: Intercettare precocemente tensioni e conflitti nel gruppo di classe o in famiglia e risolverli.
Creare un clima sicuro: La classe diventa un luogo dove l'alunno si sente visto come persona, non solo come voto. Riuscirà cosi ad aprirsi con le insegnanti e i compagni per esprimere le sue difficoltà e chiedere aiuto senza vergogna e imbarazzo.
Migliorare l'attenzione: Piccole pause di consapevolezza emotiva aiutano la mente e il corpo a calmarsi e ristabilire la giusta carica per perseguire gli obiettivi scolastici della giornata.
Il consiglio della psicologa: Non serve un'ora intera. Bastano 10 minuti all'inizio o alla fine della giornata per fare un "check-up emotivo" completo della classe e intercettare precocemente un piccolo disagio per prevenirlo.
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