Quando ho scritto la mia tesi di laurea ho scelto di approfondire il metodo Inquiry-Based Learning, un approccio che parte da una semplice idea: per imparare davvero non basta ricevere una spiegazione. Bisogna essere coinvolti, porsi domande, osservare, formulare ipotesi, sperimentare e usare ciò che si è scoperto per affrontare nuove situazioni.
E con le scienze questo approccio è semplicemente meraviglioso!
Una delle prime fasi dell'inquiry è proprio quella di ingaggiare gli alunni attraverso una domanda, un fenomeno sorprendente o un esperimento per portarl ia porsi delle domande.
Spesso sono abituati a ricevere le domande e non a farle...
Io, per esempio, ho iniziato fingendomi una scienziata un po' pasticciona!
Ho provato a far volare, singolarmente, gli elementi che compongono la soluzione saponosa, ma niente da fare!
Poi ho provato a metterli insieme e, con una specie di lente di ingrandimento costruita da me con del fil di ferro, ho iniziato ad avvicinarmi alla soluzione saponosa.
Con un'aria piuttosto maldestra ho fatto cadere la mia "lente" nella soluzione… l'ho tirata fuori…
E con grande stupore, insieme ai bambini, abbiamo osservato che volava!
Erano bolle di sapone.
PERCHÉ VOLANO?
Ed eccola lì: la domanda da cui partire.
A questo punto si dà subito la risposta.
Si parte da esperienze più semplici e facilmente osservabili: l'acqua e il galleggiamento.
Mettiamo nell'acqua alcuni oggetti che galleggiano e proviamo a spingerli verso il fondo.
Cosa succede quando li lasciamo?
I bambini possono vedere e percepire direttamente la spinta verso l'alto: stanno sperimentando la forza di Archimede.
E qui arriva il passaggio interessante…
Se il galleggiamento riguarda i fluidi, può riguardare anche l'aria!
E allora torniamo alla nostra domanda iniziale:
PERCHÉ LE BOLLE DI SAPONE VOLANO?
A questo punto i bambini devono utilizzare ciò che hanno scoperto, applicarlo a una situazione nuova e provare a estendere la loro conoscenza.
Ed è proprio qui, secondo me, che avviene il passaggio fondamentale:
la conoscenza diventa competenza.
Non imparare semplicemente che cos'è la forza di Archimede, ma usare quella conoscenza per spiegare un fenomeno che non abbiamo ancora studiato direttamente.
È questo che amo dell'inquiry: non partire dalla risposta, ma creare le condizioni perché siano i bambini a volerla cercare.
Perché una conoscenza diventa davvero utile quando sappiamo dove, come e perché utilizzarla.

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