Voglio iniziare a scrivere questo blog proprio sul senso, il significato e il valore dell’essere insegnanti oggi.
Non si può e non si deve declinare il profilo di un insegnante perfetto, quello infallibile e senza difetti, perchè saremo ipocriti a credere che questo possa davvero esistere.
Esiste, in questo mestiere, e in generale in tutte le professioni educative, prima la persona, la persona che, coscientemente, con i propri pregi e i propri difetti, decide di mettersi in gioco, di mostrarsi per quello che è di fronte ad alunni, colleghi e genitori.
Credo che essere insegnanti oggi significa innanzitutto essere autentici, persone vere, senza filtri. Troppe costruzioni e sovrastrutture non servono, e non servono perchè poi gli alunni sono i primi ad accorgersene. Credo nella semplicità, e soprattutto nella relazione, che è alla base del nostro lavoro quotidiano. Senza di essa non può esistere la scuola, non può esistere la possibilità, per gli alunni, di potersi esprimere per ciò che realmente sono, anche loro senza filtri.
Non riesco ad immaginare la scuola senza la relazione: l’insieme di tutti quei fili e quelle trame che quotidianamente i suoi poli tessono e intrecciano, che alle volte però possono diventare opposti: insegnanti - alunni, insegnanti - insegnanti, insegnati - famiglie. Sono questi i poli di una relazione umana ed educativa che oggi è a dir poco complessa e fragile. Credo che oggi sia difficile essere delle figure significative per i nostri bambini e ragazzi, perchè essi, alle volte, possono dimostrarsi sfuggenti, lontani e poco coinvolti. Perchè, in prima battuta, lo sono gli stessi adulti che hanno paura, non si fidano, non comunicano.
Come districare questi fili?
Di sicuro non ho una risposta pronta e tanto meno facile. L’esperienza da insegnante mi aiuterà, gradualmente, a capirci qualcosa. Ma intanto posso dire, anche come educatrice con un pò di esperienza, che senza nemmeno il provare a tessere questi fili, senza nemmeno provare a fidarci, a comunicare, a collaborare, questo non potrà mai accadere.
Sappiamo bene, come adulti, che non è affatto facile abbattere e andare oltre un’idea o un pregiudizio, da ambo le parti dei poli adulti della relazione educativa che ruota attorno alla scuola e alla vita degli alunni (innanzitutto è una relazione umana, e come tale può essere fragile): quella tra insegnanti e genitori. Se i bambini trovano, in queste figure, sicurezza, tranquillità e benessere, essi saranno senza dubbio i primi ad essere sereni. Se queste figure si sforzassero (perchè oggi si parla di sforzo, dell’impossibilità di capirsi a vicenda e di supportarsi) di comunicare prima e di collaborare poi, in un clima di totale sincerità e trasparenza, allora anche gli alunni ne gioverebbero, e diventerebbero testimoni di una relazione autentica, seppur alle volte può “intrecciarsi” e sembrare caotica.
Sono convinta che, per primi, noi insegnanti dobbiamo iniziare a tessere queste fila, non solo con i genitori ma anche tra colleghi. Ed è ovvio che così si può stare meglio, si può lavorare meglio e comunicare meglio, si può essere più vicini alle difficoltà delle famiglie, ascoltando di più e giudicando di meno.
Ma le cose semplici non ci piacciono e ci sforziamo sempre di complicarci la vita. Questo perchè tessere tutte queste fila significa mostrarsi fragili, perchè dietro a tutte le maschere che possiamo indossare ci sono sempre e comunque delle persone, che oggi vivono il tempo di una vita quotidiana veloce e frenetica, ricca di momenti fugaci, che si dissolvono subito, come se essi non venissero davvero vissuti.
Costruire relazioni di fiducia, implica il lavorare, da ambe le parti, sulla propria vulnerabilità e sulla sofferenza e per noi insegnanti e educatori ciò significa lavorare con e per la sofferenza e la fragilità. Se siamo noi i primi a dare il buon esempio, forse qualcuno e poi qualcun altro ci seguirà e allora si abbatteranno tutti quei muri che, molto spesso, non permettono di nemmeno di sentirsi liberi di parlare ed esprimere la propria opinione.
Credo che oggi, chi svolge una professione educativa, deve farlo perchè vuole e deve cambiare il mondo, lasciandolo migliore di come l’abbiamo trovato, altrimenti il nostro lavoro è assolutamente inutile e sterile.
Il mondo forse è troppo grande e non avrei questa pretesa, ma la realtà e il territorio intorno a me si. Si inizia a piccoli passi, consapevoli che, con il nostro agire quotidiano, lasciamo un segno indelebile sugli alunni e le famiglie che ci vengono affidate. Ma dobbiamo cominciare a farlo, a farlo sul serio. Ed è questo l’intento del mio agire quotidiano. Lo è stato da educatrice e lo è oggi, da maestra.
L’esperienza mi mostrerà tutte le sfaccettature di questo lavoro meraviglioso, che ogni giorno mi voglio impegnare a capire, anche andando oltre le mie convinzioni, pronta a metterle in discussione per crescere.
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