L’idea di un libro da colorare che raffigurasse la disabilità mi è venuta qualche anno fa, quando ho cominciato a scrivere le prime fiabe per bambini del marchio Storiecocciute (www.storiecocciute.it). Mi sembrava un’idea piuttosto semplice e, a dirla tutta, anche un po’ banale. In fondo ce ne sono – letteralmente – a migliaia di libri di questo genere. Si trattava solo di trovare online qualche disegno di base non coperto da copyright e poi riadattarlo con qualche modifica grafica.
Invece la cosa è subito apparsa più difficile di quanto mi aspettassi. Perché disegni come quelli che avevo in mente io sembravano non esserci nel web.
Esistono, ovviamente, disegni da colorare che rappresentano bambini disabili, in sedia a rotelle solitamente oppure con un deambulatore o il bastone per i non vedenti. Ci sono anche immagini di persone in sedia a rotelle che fanno sport, oppure davanti a un computer, ma mancava quello che cercavo io: il momento di gioco quotidiano, meglio ancora se insieme ai coetanei.
Così alla fine ho deciso di farli creare da zero. Non avendo io in prima persona le competenze tecnico – artistiche che servivano, ho cercato un professionista. E anche in questo caso il risultato non è arrivato immediatamente. Quasi tutti puntavano troppo sul concetto di disabilità, mettendola eccesivamente in rilievo e inserendo nel contesto una “gioia” enfatizzata che rischiava di sfiorare nel pietismo. A grandi linee la rappresentazione grafica della frase “guarda come sono coraggiosi questi bambini che giocano anche se sono disabili”.
Esattamente il contrario di quello che volevo rappresentare.
Alla fine però è stato centrato l’obiettivo. Una illustratrice ha compreso il concetto di “semplice disegno da colorare” e mi ha presentato l’immagine di due bambine che fanno danza, di cui una è in sedia a rotelle. Il primo disegno da colorare a marchio Storiecocciute.
Esattamente quello che volevo raccontare.

Le altre immagini sono nate o da nostre idee sull’argomento oppure da foto reali di bimbi con disabilità che giocano con amici, fratelli, genitori. Perché quella è la quotidianità di ogni bambini, in base alle proprie caratteristiche e alle proprie condizioni.
Immagini che però chi non conosce la disabilità da vicino non conosce: come una bimba che usa un respiratore che si dondola sull’altalena oppure che utilizza un puntatore oculare per parlare con una compagna.
E’ vero, non sono scene che si incontrano tutti i giorni. Però esistono e per i bambini che le vivono quella è la loro “normalità”.
Poter offrire questo tipo di immagini ai bambini, sotto forma di disegni oppure di narrazione all’interno di racconti in chiave moderna, è il modo in cui Storiecocciute vuole portare un nuovo modello di disabilità anche a bambini e ragazzi.
Spero che questi spunti siano utili per creare progetti inclusivi nel senso più ampio del termine, che va oltre l’integrazione e l’accettazione di chi è “diverso” in un gruppo, ma significa la condivisione di esperienze e opportunità fra pari. Per questo ritengo che la scuola abbia un ruolo fondamentale nel processo di educazione in generale e di inclusione nello specifico: perché ha l’onerosa quanto entusiasmante opportunità di poter influire oggi su chi sarà l’adulto di domani.
Resto a disposizione per qualsiasi consiglio, suggerimento o confronto.
Elisa Bortolini
founder Storiecocciute
Quando abbiamo avuto l’idea per questo libro, ci è sembrata un’idea piuttosto semplice. Forse per l’immediatezza con cui abbiamo condiviso il concetto tra di noi
“Cri, che ne dici se facciamo un libretto da colorare con disegni in cui ci siano anche bimbi con disabilità?”
“Bella idea Ely, mi piace! Recupero qualche foto di esempio”.
Poi però sono iniziati i problemi. Abbiamo cominciato a cercare qualcuno in grado di creali, questi disegni. Abbiamo contattato diverse persone, disegnatori per hobby o professionisti del settore. Ma sembrava che non riuscissimo ad allinearci sullo stesso obiettivo. I disegni che arrivavano erano lontani da quello che avevamo richiesto. Per stile, per rappresentazione. Non capivamo il problema.
Eravamo talmente perplesse, che abbiamo cominciato a mettere alla prova la nostra capacità di comunicazione. Facevamo degli esperimenti in famiglia: spiegavamo il progetto, e poi chiedevamo di cercare qualche disegno online che si avvicinasse. Ci capivano (meno male).
Allora il problema era da qualche altra parte. C’era qualcosa, nel progetto, che spingeva molti dei disegnatori in un’altra direzione. Forse non eravamo chiare quando parlavano di “disegni da colorare”? Eppure il web ne è pieno, e di esempi ne proponevamo tanti.
Alla fine, l’illuminazione: ci bloccavamo sul concetto di base. Non era la questione del disegno da colorare, l’incomprensione nasceva ancora prima: sfuggiva il concetto di bambini che giocano.
Noi parlavamo di un libro da colorare PER BAMBINI, ma dall’altra parte arrivava solo PER BAMBINI DISABILI. Quando compariva questa parola, il resto veniva messo in secondo piano. Molti disegni interpretavano la disabilità, la rendevano protagonista, quasi annullando il contorno.
E, oltretutto, non la rappresentavano neppure in maniera realistica. Sedie a rotelle da casa di riposo, bimbi che sembravano reduci di guerra del secolo scorso, ragazzini con protesi robotiche dall’aspetto pericoloso. E l’inspiegabile presenza di animali quasi protagonisti.
Senza parlare di chi accettava entusiasticamente l’idea perché “per aiutare i bimbi disabili” (sospiro di sconforto e un poverini che riecheggia nell’aria) erano disposti partecipare “e anche a lavorare gratis”.
Grazie. Ma no. Non stiamo facendo beneficenza per i bimbi disabili. Stiamo progettando la pubblicazione di un libro per bambini.
Ed è a questo punto che abbiamo compreso che questo libro, noi, lo dovevamo proprio fare. Per forza. Perché se immaginare un bambino che gioca coi coetanei diventa difficile solo perché il bambino ha una disabilità, allora bisogna mostrare che così complicato, in fondo, non è.
E’ stata una gioia quando ci è arrivato il primo disegno di Giorgia Massacesi, lo stesso che c’è in copertina su questo libro. Gli abbiamo dato il posto d’onore, perché da lì tutto è iniziato: con due bambine che ballano. Due bambine, di cui una sulla sedia a rotelle.
Era davvero tutto qui quello che chiedevamo. In fondo, era piuttosto semplice.
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