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Per quanto noi possiamo digitalizzare il mondo della scuola con giochi interattivi, presentazioni animate, e tanti altri strumenti afferenti l'ambito delle TIC (che uso ampiamente anch'io, ci tengo a specificarlo), a mio parere quelle che vincono sempre sono le esperienze concrete che coinvolgono i bambini sotto diversi punti di vista: la corporeità, la sfera emotiva e l'azione diretta.
L'esperienza della semina, praticata sin dalla scuola dell'infanzia, rappresenta un'attività di apprendimento pratico che non può mancare nel percorso di scienze.
La semina a scuola offre diverse opportunità, che vanno dall'esercizio delle abilità manipolative, alla comprensione delle leggi della natura, grazie allo studio del ciclo vitale della pianta.
I bambini, inoltre maturano senso di responsabilità (sono necessarie delle attenzioni particolari affinché le piantine crescano, come annaffiare giornalmente i germogli), scoprono il piacere dell'attesa che porta ad un risultato desiderato, sviluppano un buon grado di autostima (la piantina è cresciuta grazie al mio impegno!), infine, ma non per ultimo, vivono una significativa esperienza di incontro e di confronto con coetanei e insegnanti.
Per le suddette motivazioni, ritengo che alcune attività, come quella della semina, che da tempi immemori si propongono nelle scuole, vadano mantenute ancora nei nostri percorsi formativi.
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